Docu-film psichedelici tra ironia e (co)scienza

Docu-film psichedeliciLa rapida confluenza del rinascimento psichedelico nel flusso mainstream pone urgenti questioni etiche, imprenditoriali e culturali. Per non parlare dell’impegno a rendere comprensibili e accessibili i vari sviluppi legati alla ricerca scientifica. Un contesto a volte non semplice da integrare e sintetizzare in modalità accessibili a tutti. Il bello però è che il giro anglosassone sforna in continuazione “prodotti culturali” per tutti i gusti – dall’ampia attività letteraria alla valanga di siti e spazi online alle immancabili produzioni cine-TV. Ambito quest’ultimo in cui si pone senz’altro Have a Good Trip: Adventures in Psychedelics, appena sbarcato su Netflix.

Con lo scopo primario di intrattenere, ancor più che informare in dettaglio, si tratta in buona parte di una satira sulla propaganda antidroga diffusa in Usa negli anni ’70 e ’80, con ampi spezzoni d’archivio in bianco e nero. In maniera analoga a quanto accaduto ai filmati anti-cannabis che a metà anni ’30 venivano proiettati nelle scuole dell’intero Paese, come Reefer Madness o Marihuana, the Assassin of Youth. Parimenti spassose alcune delle avventure personali con “l’acido” raccontate da personalità del mondo dello spettacolo (molti divenuti psiconauti per caso), tra cui Sting, Anthony Bourdain, Sarah Silverman, Carrie Fisher, Ben Stiller, più vari rapper e comici noti soprattutto in Usa. 

Non mancano ovviamente le riflessioni interessanti e i suggerimenti importanti, soprattutto rispetto alle centralità del set e setting nell’esperienza psichedelica, oltre ad accorgimenti vari per evitare il bad trip. Questo diventa anzi una sorta di mantra anche per rimarcare, giustamente, il titolo-obiettivo del docu-film: Have a Good Trip. A complemento del tutto abbondano le intriganti animazioni (reminiscenti del Magical Mistery Tour dei Beatles psichedelici) e gli immancabili mandala iper-colorati in turbinio continuo. Pur se la critica ne segnala le ovvie mancanze, è una produzione mirata per lo più ai giovanissimi e a chi ne sa poco. Come pure a chi vuole soltanto rilassarsi e divertirsi cavalcando l’odierno revival degli allucinogeni, ma senza affatto sottovalutarne le potenzialità a livello terapeutico – sintetizzate negli interventi del Prof. Charles Grob, titolare del gruppo di ricerca sulla psilocibina per il trattamento dell’ansia nei malati terminali di cancro, condotti negli anni scorsi presso lo UCLA Medical Center.

È invece centrato proprio sul benessere psicofisico e sulla ricerca interiore tramite gli psichedelici un altro importante progetto video (ma non solo) al via in questi giorni online: The Way of the Psyconaut. È un documentario centrato sulla vita e sull’impegno professionale di Stanislav Grof, psichiatra di origini ceche trapiantato in Usa, ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari e pioniere della psicoterapia coadiuvata dagli allucinogeni fin dagli anni ’60 (quando l’Lsd era legale). Un percorso che man mano lo ha portato alla formulazione della psicologia transpersonale, insieme ad Abraham Maslow, Charles Tart e altri ricercatori dei primi ’70, e poi della respirazione olotropica, insieme alla prima moglie Christina.

Già definito il “padrino dell’Lsd” da Albert Hofmann, il chimico svizzero che per primo lo sintetizzò nel 1943, a 90 anni Grof è un’autorità del settore e le sue interviste al centro docu-film confermano la validità di queste nuove tecniche e modalità per l’evoluzione della coscienza. Alle quali si devono in buona parte, fra l’altro, le ultime scoperte della scienza moderna: la fisica quantistica, la teoria dei sistemi, il pensiero olonomico. Grazie altresì alla convergenza di un approccio sempre più aperto e multidisciplinare, di cui fanno legittimamente parte neuroscienziati e filosofi, etnobotanici e antropologi, esperti di meditazione e spiritualità orientale, artisti e performer.

In anticipazione del lancio (su Vimeo) del progetto, curato dalla regista Susan Hess Logeais partendo proprio dalle sessioni avute con Grof per far fronte alla sua crisi esistenziale, sul relativo sito sono già disponibili alcune interviste con altri luminari, tra cui Fritjof Capra e Rupert Sheldrake. Programmati ulteriori livestreaming con vari protagonisti dell’odierno fronte psichedelico, inclusi Robin Cahart-Harris (Imperial College di Londra) e Rick Doblin (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies). E l’estate scorsa la stessa Maps ha pubblicato i due volumi omonimi, con affollate presentazioni in Nord California, rilanciando ulteriormente l’eclettica comunità globale di praticanti e ricercatori.

Si tratta dunque di un’esplorazione a tutto campo negli stati non ordinari di coscienza, basato sui pilastri della psicologia e sulla profonda esplorazione personale, assumendo o meno sostanze “proibite”. A riprova del fatto che oggi l’arcobaleno psichedelico, pur ponendosi questioni inevitabilmente complesse, vuole rendere accessibili al massimo queste pratiche e conoscenze – in un calderone ribollente che abbraccia ironia, scienza e molto altro.

Articolo ripreso dalla rubrica Psichedelia Oggi su Legalizziamo.it.