Sintalica Bioscience e Università di Messina avviano studi sulla psilocibina

Sintalica Bioscience, azienda canadese che studia gli psichedelici per il trattamento dei disordini neuro-infiammatori,  ha avviato una partnership esclusiva con l’Università di Messina per avviare le ricerche in questa sede. Sta per essere formalizzata l’autorizzazione da parte del Ministro della Sanità per un programma finalizzato a indagare le proprietà terapeutiche di psilocibina, psilocina e altre triptamine  in particolare per il trattamento del dolore neuropatico cronico indotto da lesione del midollo spinale, la fibromialgia e l’infiammazione.

L’autorizzazione riguarda sintesi e studio di psilocibina, psilocina e altre triptamine, coltivazione di funghi psilocibinici ed estrazione delle triptamine, test per stabilire sicurezza ed efficacia delle suddette sostanze — le quali rientrano nella Tabella I del testo unico sulle droghe, quindi restano illecite per qualsiasi uso.

Si tratta di una procedura (e autorizzazione) unica in Europa per consentire a Sintalica di portare avanti il percorso di ricerca e sviluppo in ambito clinico presso il laboratorio e le strutture dell’Università di Messina. 

L’iniziativa conferma che anche in Italia il “dado è tratto” rispetto alla ricerca sugli psichedelici, pur se emerge evidente la mancanza di imprenditoria italiana e di un vero e proprio interesse nostrano, pur a fronte di ricercatori validi e di costi complessivamente rispetto alle controparti europee.

Lo studio Sintalica Bioscience va ad aggiungersi ad un progetto avviato presso l’Università di Roma 3 la scorsa primavera, quando venne approvato l’invio di psilocibina sintetica per lo studio della sindrome dello spettro autistico (Autistic Spectrum Disorder, ASD: caratterizzata da ridotte abilità relazionali e sociali, da comportamenti ripetitivi, stereotipie e una serie di sintomi secondari quali ansia, deficit cognitivi e disturbi dell’umore) in una ricerca condotta su animali da laboratorio e coordinata da  Nova Mentis, azienda canadese di biotecnologia specializzata in medicina psichedelica. Un analogo studio è stato approvato recentemente a favore del team di Roberto Burioni, sempre in partnershipo con un’azienda canadese.

Segnali importanti questi sul fronte della ricerca in Italia, ancor più se propedeutici per qualche progetto veramente etico e tutto nostrano, nel contesto dell’ormai consolidato ritono d’interesse per la scienza e la medicina psichedelica a livello globale.

San Francisco depenalizza uso e possesso personale degli enteogeni

Prosegue negli Stati Uniti il percorso di depenalizzazione per l’uso e il possesso personale di alcuni psichedelici a livello locale. E stavolta si tratta di una tappa importante, la città di San Francisco. Il Board of Supervisors ha appena approvato all’unanimità la risoluzione, firmata dai supervisori democratici Dean Preston e Hillary Ronen, in cui si stabilisce la priorità più bassa nell’attività di pubblica sicurezza per presunti reati connessi con enteogeni quali funghi psilocibinici, peyote e ayahuasca. In dettaglio, il testo finale prevede “che le risorse cittadine non vengano utilizzate per qualsiasi indagine, detenzione, arresto o procedura penale dovuta a presunte violazioni delle norme statali e federali concernenti l’uso di Piante Enteogene incluse nella Tabella I delle sostanze illecite a livello federale”.

La notizia non fa che confermare il riconoscimento pubblico dei benefici di questi psichedelici naturali nel trattamento di problemi di salute mentale come PTSD, depressione grave e ansia, in aumento soprattutto durante la recente pandemia. E rafforza il fronte anti-proibizionista in quest’ambito, dopo che nel maggio 2019 Denver era stata la prima città statunitense a depenalizzare i funghi contenenti psilocibina per uso personale.

Da allora il movimento di riforma ha conquistato altre vittorie locali (Ann Arbor, Oakland, Santa Cruz) e in concomitanza con le ultime elezioni presidenziali gli elettori dell’Oregon hanno approvato l’innovativa Measure 109 (56%), mentre nella capitale Washington D.C. è passata l’Initiative 81 (76%).  Nel gennaio dello scorso anno lo stesso aveva deciso il consiglio comunale di Somerville (Massachusetts), mentre recentemente è partita la raccolta firme per simili misure anche nella cittadina di Aspen, in Colorado.

La decisione degli amministratori di San Francisco poggia altresì sull’iter procedurale, avviato mesi fa nel parlamento californiano, per la legalizzazione sull’intero territorio statale del possesso ad uso personale, da parte di cittadini maggiorenni, di sette sostanze psichedeliche, tra cui Lsd, Mdma e psilocibina. Ciò grazie a un disegno di legge presentato dal senatore democratico Scott Wiener, ma messo nel cassetto meno di un mese fa e in attesa di rilanci futuri. E sempre in California, lo scorso marzo gli attivisti avevano annunciato il mancato raggiungimento delle firme necessarie per presentare un referendum a novembre 2022.

Tutta una serie di iniziative che, unitamente al ritorno d’interesse sia in senso socio-culturale che scientifico e impreditoriale per queste sostanze, hanno ampliato il dibattito pubblico e preparato il terreno per quest’ulteriore e importante decisione. La quale va ad aggiungersi ad analoghe normative allo studio di altri Stati e rafforza la probabile approvazione terapeutica, per chi è affetto da PTSD e simili disturbi mentali, relativa a Mdma e psilocibina a livello nazionale nel corso del prossimo anno. Non a caso il testo della risoluzione, redatto in collaborazione con gli attivisti di Decriminalize Nature San Francisco, impegna i responsabili cittadini a “istruire” le varie entità e lobbisti del settore a spingere per l’estensione della depenalizzazione dell’uso personale degli enteogeni nell’intera California e in ambito federale.

I tanti rilanci sui social media e sulle testate mainstream sottolineano l’importanza di quest’ennesimo successo normativo. E danno spazio alla dichiarazione del supervisore Dean Preston: “San Francisco si unisce al crescente elenco di città e contee che stanno considerando sotto una nuova luce questi medicinali a base vegetale, seguendo la scienza e i dati concreti, decidendo così di ridurre lo stigma sul loro uso e sulla coltivazione. Il voto unanime di oggi è un entusiasmante passo in avanti”.

(articolo apparso inizialmente su Fuoriluogo.it)

Frontiere PsicoTerapeutiche 2022: lo stato attuale della psicoterapia coadiuvata dagli psichedelici

FPT22Venerdì 10 e Sabato 11 giugno 2022 la rete Psy*Co*Re organizza Frontiere PsicoTerapeutiche 2022 (FPT22), in modalità ibrida a Torino e online, evento dedicato ad approfondire il tema della psicoterapia coadiuvata dall’uso di sostanze psichedeliche in Italia e in Europa.

Riprendendo e ampliando il formato ideato lo scorso anno, l’edizione 2022 prevede la partecipazione di 28 relatori italiani e internazionali, esperti dell’argomento: medici, terapeuti, ricercatori accademici e indipendenti offriranno le loro prospettive o illustreranno il loro modo di applicare queste terapie in stati dove l’uso delle sostanze psichedeliche in ambito clinico o sperimentale è ammessa. La maggior parte dei relatori inteerverrà online, ma la partecipazione dal vivo è particolarmente consigliata e finalizzata alla creazione di un network con base italiana che possa coordinarsi in futuro per risolvere l’anacronista mancanza di informazioni e di iniziative in loco.

L’obiettivo di fondo è quello di avviare una rete di professionisti in ambito sanitario e di aspiranti pazienti che possa ritrovarsi in una linea d’azione comune in grado di arricchire il panorama psicoterapeutico italiano, sia dal punto di vista clinico che della ricerca scientifica.

FPT22 intende quindi fornire le informazioni necessarie e aprire il dibattito per orientare domande quali:

– Esistono cliniche che offrono terapie assistite da psichedelici nel territorio europeo?
– Come avvengono in pratica? Quali gli approcci e le strategie applicate?
– Quali i percorsi di formazione attualmente disponibili per i professionisti?

Si tratta di questioni urgenti per operatori clinici e potenziali pazienti che riconoscono l’impotenza attuale della società di fronte all’avanzare della depressione (prima causa di disabilità a livello mondiale), delle dipendenze patologiche e di altre patologie come l’anoressia, sintomi del nostro periodo storico.

Ecco perché, considerato anche l’avvio di trial clinici in diversi stati Europei (per esempio a Dublino per la ketamina, a Berlino e Londra per la psilocibina) ci proponiamo con questo evento di affrontare criticamente lo stato dell’arte in Italia. Nello specifico  l’obiettivo pragmatico è quello di promuovere protocolli di ricerca e progetti di  psicoterapia con psichedelici per  favorire processi salutogenici, con uno sguardo particolare rivolto  al territorio italiano.

Nello specifico, FPT22 è un evento articolato in interventi frontali e tavole rotonde di discussione che si articola intorno a tre temi principali:

– LA PRATICA CLINICA DELLA TERAPIA ASSISTITA CON PSICHEDELICI;
– LO STATO DELL’ARTE DELLA RICERCA CLINICA PSICHEDELICA;
– LA FORMAZIONE PER LA TERAPIA ASSISTITA CON PSICHEDELICI.

Qui il programma completo (in italiano).

Qui la versione inglese del testo di cui sopra e qui il  programma completo in inglese.

PREZZO BIGLIETTO: 15 EURO A GIORNATA; 25 EURO PER LE DUE GIORNATE.

PER ISCRIZIONI, INFORMAZIONI E PAGAMENTI: +39 3460058154 — +39 3341134744

 

Bicycle Day 2022: la prima volta dell’LSD

Bicycle Day 2021 Torna anche quest’anno il Bicycle Day: anniversario di un evento risalente a 79 anni fa, quando il chimico svizzero Albert Hofmann (1906-2008) decise di autosperimentare una sostanza sintetizzata 5 anni prima e lasciata nel cassetto, la dietilammide dell’acido lisergico (LSD). Il 16 aprile 1943, dopo averne notato una piccola quantità cadutagli sulla mano, provò sensazioni di irrequietezza e vertigine. Tre giorni dopo decise di assumerne deliberatamente 250 microgrammi, onde verificare le potenzialità terapeutiche e introspettive di quella nuova sostanza chimica – per poi tornarsene a casa in bicicletta, accompagnato dalla sua assistente, in preda ad effetti assai più intensi.

Ne emerse così un’esperienza inattesa e intrigante, che lo portò a dedicarsi completamente allo studio di questa e altre “medicine dell’anima”. Oltre a produrre centinaia di articoli scientifici e altri scritti in tema, Hofmann divenne direttore del dipartimento di prodotti naturali presso la Sandoz (oggi Novartis), dove riuscì a isolare i principali alcaloidi dei cosiddetti “funghi magici”, la psilocina e la psilocibina, oltre classificare la Salvia divinorum.

A ricordo di quell’insolito giro in bicicletta non manca un omonimo libro illustrato, tutto a colori, curato nel 2019 dall’artista Brian Blomerth in stile “comic strip underground”, con la prefazione di Dennis McKenna. Invece un resoconto in prima persona si trova nell’autobiografia del Dr. Hofmann, ormai divenuta un classico della psichedelia, LSD: My Problem Child (ripubblicato in italiano nel 2015), insieme alle sue riflessioni a tutto campo su psichedelici, misticismo e scienza. Per chi volesse saperne di più, sono poi liberamente disponibili (in pdf) diversi Millelire (Stampa Alternativa) degli anni ’90: Viaggi Acidi, I misteri di Eleusi, Percezioni di realtà, I miei incontri con Huxley, Leary, Junger, Vogt. E fresca di stampa, va segnalata anche la traduzione dell’edizione 2008 di un altro tomo fondamentale curato da Hofmann insieme a Carl Ruck e Gordon Wasson, La strada per Eleusi (Piano B).

Leggi tutto

Santo Daime Italia: necessaria la tutela legale dell’uso rituale del sacramento ayahuasca

In merito al recente decreto ministeriale che ha inserito le due piante da cui vengono estratti i principi attivi dell’ayahuasca nella Tabella I delle sostanze stupefacenti del Testo Unico sulle droghe, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo commento a cura del Santo Daime Italia (ICEFLU, Chiesa Italiana del Culto Eclettico della Fluente Luce Universale). Contatti: info@santodaime.it

———

Premesso che riteniamo che il proibizionismo sia qualcosa di diseducativo, e che ci possano essere delle vie di mezzo tra la totale liberalizzazione e la totale chiusura per le sostanze, comprendiamo comunque che ci siano delle motivazioni concrete del governo per aver emanato questo decreto. In particolare, immaginiamo che la pressione sia venuta dalle forze dell’ordine e dai giudici.

Condividiamo anche, da un certo punto di vista, questa scelta, perchè negli ultimi anni l’ayahuasca è diventata una moda molto diffusa. Infatti, seppur oltre al Santo Daime ci siano altri gruppi seri che fanno le cose fatte bene, purtroppo ci sono diversi altri gruppi non seri. Questi ultimi fanno queste attività a scopo di lucro, in modo non sicuro e non protetto, utilizzando anche modalità di marketing come pubblicità su internet con i prezzi (anche alti) o locandine su WhatsApp.

Logico che in particolare noi delle chiese del Santo Daime siamo particolarmente coinvolti da questo provvedimento, perchè abbiamo una tradizione di trent’anni in Italia con centinaia di seguaci e migliaia di simpatizzanti.

Dato che la trasparenza e la legalità sono sempre state un punto di forza dell’ICEFLU, ci vediamo costretti a sospendere le nostre pratiche religiose. Quindi sono centinaia le persone che, abituate tutti i mesi e tutte le settimane a partecipare alle loro pratiche religiose, non possono più esercitare la loro libertà di culto. Questo, da un altro punto di vista, è sicuramente una cosa grave, che crea un danno che non ha prezzo, inestimabile.

Detto questo quindi crediamo che, seppur ci siano state delle buone ragioni alla base, il decreto non abbia tenuto in considerazione quelli che sono gli usi controllati, che hanno rischi minimi, se non nulli, per la salute e per l’ordine pubblico, in particolare. Sicuramente cercheremo di lavorare per far valere i nostri valori e i nostri diritti, in particolare anche mostrando che ai nostri lavori spirituali, che realizziamo da trent’anni in Italia con il coinvolgimento di centinaia di persone (ad esempio nel 2008 ad Assisi e nel 2015 a Reggio Emilia abbiamo fatto dei lavori con più di 300-350 persone contemporaneamente) non abbiamo avuto problemi di nessun tipo, né di salute né di ordine pubblico.

Crediamo quindi sia necessaria una protezione legale dell’uso rituale del sacramento Santo Daime nel contesto religioso controllato dei nostri lavori spirituali, dato che, essendo minimi i rischi per la salute e per l’ordine pubblico, deve essere preservato il diritto costituzionale alla libertà di culto.

Aggiungiamo che le chiese del Santo Daime hanno delle deroghe alla legge sugli stupefacenti per uso rituale in un contesto controllato religioso in stati come Brasile, Perù, Stati Uniti e Canada.

Ayahuasca illecita anche in Italia: e adesso?

Ennesima decisione di stampo iper-proibizionista quella appena presa dal governo italiano riguardo all’ayahuasca. Il Ministero della Salute ha ufficialmente inserito le due piante da cui vengono estratti i principi attivi (armalina, armina e DMT), Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis, nella Tabella I delle sostanze stupefacenti del Testo Unico sulle droghe.

Il decreto, pubblicato il 14 marzo sulla Gazzetta Ufficiale, arriva “in considerazione delle informazioni estrapolate dalla letteratura internazionale” e a seguito di 5 segnalazioni di sequestri nel periodo dicembre 2019-novembre 2021. Si citano anche due presunti casi (2011 e 2018) di intossicazione correlati all’assunzione di armina, il principio attivo contenuto nella Banisteriopsis caapi.

Ciò rende l’ayahuasca a tutti gli effetti illegale sul suolo italiano, sulla falsariga di quanto avviene dal 2005 in Francia (dove per 100 giorni ne fu riconosciuto di fatto  l’uso rituale per i seguaci della Chiesa del Santo Daime, si veda sotto) . Si cerca così di risolvere, in senso unicamente repressivo, la “zona grigia” giuridica che finora assolveva il decotto preparato dalle due piante, mentre il DMT era già incluso nella Tabella I (come è tuttora il caso in Spagna).

Abbiamo interpellato al riguardo alcuni esperti coinvolti nella rete Psy*Co*Re. A partire da Giuseppe Cazzetta, studioso e coltivatore di prodotti etnobotanici e composti da ricerca, per il quale «il decreto non cambia molto la situazione legale, piuttosto non evita di creare ulteriori ambiguità. Resta aperto il dubbio sulla legalità delle altre piante polverizzate o macinate non lavorate, contenenti i suddetti principi attivi, cioè non è chiaro se i due componenti diventino illegali una volta uniti (anche senza estrazione e lavorazione, come polveri di piante essiccate ad esempio). È poi rimasta fuori tabella la Banisteriopsis muricata che ha fitocomplesso estremamente simile alla liana ormai bandita. Non parliamo poi delle fonti di DMT, che sono davvero infinite: comprendono piante spontanee comuni come Phalaris e Arundo donax».

Aggiunge Riccardo Zerbetto, psichiatra e psicoterapeuta, già consulente del Ministero della Sanità in tema di Tossicodipendenze e psichiatria nel 1980-81:  «In realtà non risultano “effetti allucinogeni” dall’assunzione di Banisteriopsis caapi, che è un IMAO (inibitori della amminossidasi). La dizione “tutti i componenti conosciuti” non tiene probabilmente conto del grande numero di tali componenti con il rischio di dare indicazioni generiche quanto non suffragate da letteratura scientifica. E il riferimento ai soli “due casi di intossicazione correlati all’assunzione di armina, il primo nel 2011 ed il secondo nel 2018 segnalati dal Centro antiveleni di Pavia”, suona più a sostegno della innocuità di questa sostanza che non della sua rilevanza tossicologica».

Va ricordato che il decotto di ayahuasca, ricavato dalla bollitura delle suddette piante che contengono l’allucinogeno DMT (29-43 mg per una dose media), è usato da secoli sia come pianta medicinale sia, soprattutto, come bevanda sacra per attivare lo stato allucinatorio nei riti sciamanici e per la comunicazione con il divino. E ha dimostrato di poter curare gli stati depressivi e dell’umore, le dipendenze da droghe pesanti e alcolismo, come anche diverse patologie di ordine fisico, oltre ad offrire l’espansione della coscienza e la sensazione di inter-connessione con il tutto, in particolare con la natura e gli altri esseri viventi. Proprietà tutt’altro che trascurabili nell’odierno quadro di disfunzioni psicosomatiche e neurologiche a livello globale, a cui la medicina occidentale sembra lontana dal trovare soluzioni adeguate.

Definito la “grande medicina” delle foreste amazzoniche, a partire dagli anni ’90 il decotto ha acquisito popolarità anche nei Paesi occidentali anche grazie all’interesse del mondo accademico per le sue potenzialità terapeutiche. Un’analisi comparativa degli studi clinici sugli psichedelici apparsi sulle riviste specializzate dal 1995 al 2015 riportava che “ayahuasca, psilocibina e Lsd possono essere utili strumenti farmacologici per il trattamento di tossicodipendenza, ansia e disturbi psicologici, specialmente in casi resistenti ai comuni farmaci”.

Il Beckley Foundation Science Programme, uno dei centri di ricerca da anni impegnato nello studio dei molteplici effetti delle sostanze psichedeliche, segnala che gli esperimenti con l’ayahuasca hanno dimostrato che l’uso regolare incrementa qualità come apertura, ottimismo e consapevolezza. Tra i consumatori abituali emerge  la riduzione della corteccia cingolata posteriore, una delle regioni cerebrali coinvolte nella rappresentazione del sé e dell’autoconsapevolezza. Ancor più importante il fatto che a una corteccia ridotta corrisponde un alto livello di alcuni tratti tipici della consapevolezza: autotrascendenza, sensazioni transpersonali e spiritualità.

Tuttavia le nuove indagini scientifiche (sull’intero spettro delle sostanze enteogene) e le dinamiche religioso-culturali legate all’ayahuasca vengono completamente ignorate dal decreto ministeriale, interessato solo a riconfermare l’approccio proibizionista, forse sull’abbrivio della recente bocciatura del referendum popolare sulla legalizzazione della cannabis.

Leggi tutto

Video-presentazione dell’antologia “Verso la maturità psichedelica”

Ecco la video-registrazione integrale (1:33:17) della presentazione online dell’antologia “Verso la maturità psichedelica” (AnimaMundi edizioni, 2022), raccolta selezionata di interventi dagli Stati Generali della Psichedelia in Italia 2019 e 2020, a cura della rete Psy*Co*Re.

Intervengono:
– Giuseppe Conoci (AnimaMundi Edzioni)
– Carolina Camurati (psicologa ad orientamento junghiano)
– Tiziano Canello (psicologo clinico, abilitato metodo Respira)
– Annalisa Valeri (psicologa clinica con esperienza di tradizioni amazzoniche)
– Riccardo Zerbetto (psichiatra e psicoterapeuta, direttore del CTSG)

Psilocibina in primo piano, dall’Onu all’Oregon

funghi psilocybe cubensisLa copiosità di studi scientifici, test clinici ed esperienze sul campo a conferma dell’efficacia terapeutica della psilocibina (e di altri enteogeni) evidenziano l’urgenza di rivedere l’antiquata convenzione ONU sulle sostanze psicotrope del 1971 che include la sostanza nella lucchettata Tabella 1. Questo l’obiettivo della International Therapeutic Psilocybin Rescheduling Initiative (ITPRI) che ha appena lanciato una campagna internazionale per la riforma di tali normative ai danni dei funghi Psilocybe e derivati.

Mentre la Tabella 1 vuole limitare l’accesso a droghe pesanti e pericolose quali eroina e cocaina, questo mezzo secolo di proibizionismo ha bloccato anche buona parte della ricerca scientifica sugli psichedelici. Soltanto nel 1990 è ripartita una timida serie di test autorizzati con il DMT all’Università del New Mexico (USA), per poi crescere lentamente fino all’attuale “boom” di studi e applicazioni per una varietà di piante e composti psicoattivi.

Lo conferma David Nutt, responsabile del Centre for Psychedelic Research presso l’Imperial College londinese e fondatore di Drug Science: «L’inclusione della psilocibina nella Tabella I ha seriamente limitato, e continua a limitare, la ricerca neuroscientifica e lo sviluppo di trattamenti medici». Da qui la richiesta di riclassificazione in ambito ONU, quantomeno nella più permissiva Tabella II, con un iter analogo a quello già avviato per la cannabis. Obiettivo che raggruppa, sotto l’egida della campagna di ITPRI, entità quali Drug Science, Beckley FoundationMAPSMind Medicine AustraliaNierika A.C., Open Foundation e Osmond Foundation.

D’altronde proprio la formale depenalizzazione dell’uso personale dei funghi psilocibinici è già attiva in varie località USA statunitensi e cliniche canadesi: da Denver (per prima nel 20019) ad Ann Arbor (Michigan), Oakland e Santa Cruz (California) Somerville (Massachussetts) e altre città, con un analogo percorso appena partito perfino in Oklahoma (e in altri Stati USA). Anzi, tutti gli occhi sono puntati sull’Oregon, dove nel novembre 2020 gli elettori hanno approvato l’innovativa Measure 109 (56%) che istituisce centri psicoterapeutici basati sui “funghetti”, con entrata in vigore all’inizio dell’anno prossimo.

Proprio in vista di questa scadenza, si stanno definendo i dettagli di questa “prima volta” che potrebbe trasformarsi in un apripista per analoghe implementazioni anche al di fuori degli Stati Uniti. Secondo la bozza operativa appena diffusa dalle autorità locali, i pazienti maggiorenni potranno assumere oralmente i funghi all’interno di un’apposita struttura sanitaria, senza diagnosi o ricetta specifica ma presumibilmente per il trattamento di depressione, PTSD e dipendenze.

Oltre alle specifiche per la formazione del personale sanitario (almeno 120 ore di teoria e 40 ore di pratica), il testo chiarisce che i produttori potranno coltivare o possedere una sola specie di funghi: Psilocybe cubensis. Pur essendo oltre 200 le varianti psicoattive del Psilocybe, da tempo il cubensis «vanta una lunga storia di efficacia e sicurezza, è facile da coltivare al chiuso e pone minori rischi rispetto ad altre specie» – spiega Jessie Uehling, docente presso la Oregon State University.

Inoltre, la bozza prevede che, per ragioni sanitarie, non si potrà usare il letame come terreno di coltura per i funghi, nonostante certe specie crescano comunemente sul letame. Ancora, non si potranno aggiungere sostanze psicoattive (ad esempio l’alcol) e né dovranno essere confezionati in modo da attirare i minorenni. Soprattutto, la psilocibina dovrà essere esclusivamente estratta da funghi, in modo da impedire che il mercato venga invaso dalle multinazionali farmaceutiche tramite la sintesi chimica, per favorire invece i coltivatori locali.

Anche se alcuni gruppi internazionali sono già impegnati in quella che alcuni definiscono “mentalità da corsa all’oro“. Ad esempio, almeno un’azienda olandese, Synthesis Institute, ha acquisito delle proprietà in Oregon in previsione di questo nuovo mercato, soprattutto rispetto alla formazione. Rifacendosi ovviamente allo stesso modello olandese, dove i truffle derivati dai funghetti sono legali e venduti al dettaglio.

Al momento è in corso la fase dei commenti pubblici alla bozza, con ultima revisione prevista a settembre. Staremo a vedere.

The Mushroom Speaks: reti miceliali per salvare l’anima del mondo

Nel nuovo ventennio, il fungo è tornato a parlare? O forse non ha mai smesso di farlo, pur se a modo suo? Un dilemma-esperienza che trova un brillante rilancio in un nuovo documentario svizzero, centrato sul rapporto fra il genere umano e quelli che potrebbero essere, secondo Terence McKenna, i nostri principali alleati per sfuggire all’autodistruzione. È così che vengono presentati i funghi in questa interessante opera, che coniuga ricerca scientifica ed artistica, insieme a molto altro. The Mushroom Speaks si colloca sul filone inaugurato dal documentario Fantastic Fungi (2019) ed è ispirato al libro L’ordine Nascosto (2020) di Merlin Sheldrake, riagganciandosi anche sul grande schermo all’odierno revival psichedelico.

 

Non a caso la stessa autrice, Marion Neumann, mi racconta, all’esterno della sala cinematografica occupata di Parigi “La Clé”, che l’ispirazione del film è stata squisitamente psichedelica. Senza però limitarsi ai soli funghi del genere Psilocybe, il documentario espone svariate ricerche sul campo, fornendo una visione quanto più trasversale possibile della (meritata e necessaria) rivalutazione oggi in corso anche per il mondo fungino. Basti citare, per esempio, lo stimolante saggio The Mushroom at the End of the World (2021) dove l’antropologa Anna Tsing spiega fra l’altro come certi funghi possono aiutarci a sopravvivere all’antropocene, per esempio ripulendo i territori contaminati da radiazioni nocive e altro.

Utilizzare i poteri fungini per aiutare l’umanità è un’idea sposata e applicata con solerzia dagli adepti alla “micologia radicale”: ricercatori, il più delle volte indipendenti, che sulla scia di Merlin Sheldrake e Paul Stamets conducono indagini sperimentali approfondite per applicare i saperi della micologia all’ecologia, all’agricoltura sostenibile, alla medicina e persino all’edilizia. Anche Peter Mcoy, considerato uno dei maggiori esponenti della micologia radicale, è tra i protagonisti del film, esprimendo chiaramente i suoi ideali post-umanisti:  parla per conto dei funghi e  promuove un’idea di uomo-ecosistema (colonie di funghi proliferano anche all’interno e all’esterno del nostro stesso corpo) che si affaccia su un misterioso abisso.

Nel film si incontrano anche monaci zen, psichiatri, micologhe e moderne streghe o erbarie, profonde conoscitrici del mondo vegetale. Ma soprattutto si incontra il popolo-funghi, che dal micelio al frutto la fanno da protagonista assoluti. Si apprendono così gli affascinanti misteri del sottosuolo, composto da segrete alleanze fra minerali, micelio e vegetali; l’evidenza per cui sono i funghi a permettere alle piante di prolificare, dando inizio a un nuovo ecosistema e scambiandosi informazioni; e come grazie ai funghi la materia viene decomposta per tornare potenza attiva, a conferma del fatto che proprio un fungo è l’essere vivente più grande e antico sulla terra. Nè manca lo spazio per sottolineare il potenziale di certi funghi “magici” di alterare la coscienza, tanto da essere considerato un valido alleato anche per il direttore di un monastero zen.

Il documentario punta decisamente a “far parlare” i funghi, da cui la scelta di non accompagnare i protagonisti umani con le didascalie proprie di un documentario divulgativo. Una scelta stilistica dalle tinte psichedeliche e post-umane, che intende quindi decostruire ogni forma di arrogante antropocentrismo. È grazie a questo spirito ecologico che Marion Neumann, insieme ad una rete multidisciplinare di psicologi, cineasti, artisti e psiconauti, intende fondare un centro di riferimento per l’arte psichedelica contemporanea.

Nel suo complesso il documentario abbraccia e rilancia l’espressione coerente della scena psichedelica attuale, dove la corrispondenza fra etica ed estetica ha un ruolo centrale. Lo condivide con Descending The Mountain, altra fresca opera cinematografica svizzera, con prossima distribuzione online, di cui si può intanto gustare la deliziosa colonna sonora. Delicata esplorazione al bivio tra gli effetti dei funghi psilocibinici e la natura della coscienza in senso lato, questo film propone una sintesi del tutto originale, integrando le esperienze del ricercatore Franz Vollenweider e del maestro Zen Vanja Palmers. I quali compaiono anche in questo  The Mushroom Speaks, riuscendo a trasmettere il senso dell’esperienza mistico-psilocibinica espandendosi oltre i frattali e le fantasie kashmir per arrivare al cuore della mente scientifica e dell’occhio contemplatore (conquistandosi ampie lodi dalla comunità buddhista).

Che parlino o meno, l’universo fungino sembra dunque ispirare innovativi percorsi che integrano arte, letteratura, ricerca scientifica e spirituale. Un caleidoscopio che trova spazio anche in Italia, come rivela fra l’altro il primo numero della giovane rivista Axolotl (“Micelio”) o nel magazine indipendente siamomine, in cui viene presentata l’analogia fra la rete micorrizia ed il web. E, quel che più conta, quest’articolata rete di produzioni cultural-artistiche ci aiuta a riconoscere e stimolare nuove comprensioni dell’universo vivente, grazie anche alle rivelazioni di questi validi alleati.

Scienza e informazione per “assolvere” gli psichedelici – anche in Italia?

Lunedì 27 gennaio, nell’edizione del TG1 delle 13:30, è passato un breve servizio di Barbara Carfagna dedicato alla “nuova frontiera degli psichedelici”, in particolare sulla ripresa delle ricerche scientifico-terapeutiche sui vari composti (per lo più derivati da piante e sostanze naturali) comunemente definiti psichedelici. Il servizio è affiancato da un più ampio podcast, inclusivo di intervista con Federico Menapace di MAPS.

In apertura, si notifica un dato abbastanza preoccupante: il diffondersi di sindromi croniche di stress emotivo, a seguito del protrarsi estenuante della situazione pandemica, con tutte le incertezze che ne sono derivate. Ambito in cui queste sostanze sembrano dimostrarsi utili nel contesto della psicoterapia, come confermano gli ultimi studi (soprattutto nel mondo anglosassone) in casi di depressione, PTSD (disturbo post traumatico da stress) e ansia, in aggiunta alle prime applicazioni legali in ambito medico.

TG1 27.1.22 Nel servizio, Luca Pani, psichiatra e membro dell’Agenzia Italiana del Farmaco, dichiara l’alto fervore che anima questo campo della ricerca scientifica – si prevedono investimenti fino a 2,7 miliardi di dollari entro il 2027, con il lancio di decine di start-up e varie mega-aziende già quotate in borsa. Ribadendo tuttavia l’assenza di una regolamentazione ben protocollata di questi studi e l’urgenza di recuperare il tempo prezioso andato in fumo per via dell’imperante proibizionismo, con l’annessa ed erronea concezione degli psichedelici come sostanze “prive di proprietà terapeutiche, e pericolose per dipendenza e abuso” (nella lucchettata Tabella 1).

Certamente positivo il fatto che finalmente anche su canali mainstream come il TG1 ci sia interesse ad affrontare questioni fino a ieri “tabù”, nella speranza questo sia solo un primo segnale per ulteriori approfondimenti, soprattutto rispetto all’ampio scenario socio-culturale-politico-umano legato a queste sotanze e pratiche. Anche come stimolo per avviare un dibattito pubblico in Italia pressochè assente, diversamente da quanto avviene in USA e altrove.

Viene però da chiedersi se serviva davvero un evento epocale come la pandemia per attirare l’attenzione delle testate mainstream nostrane, considerando altresì che in un servizio durato meno di due minuti non si poteva andare troppo per il sottile, privilegiando l’attualità più stretta. E, più in generale, se solo situazioni anomale come l’emergenza-Covid possano davvero imprimere un’accelerata a queste ricerche.

In realtà, nonostante questo mezzo secolo di proibizionismo ormai allo stremo, in USA sono in corso da svariati anni sperimentazione cliniche di sostanze quali MDMA, psilocibina, ketamina, LSD. Per esempio, già nel 1990 fu autorizzato un test (di 5 anni con 60 volontari) all’Università del New Mexico per studiare gli “effetti mistici” del Dmt sintetico. E gli esiti degli studi con l’Mdma di Charles Grob sono apparsi sulle riviste mediche già nel 1996. A livello underground sono poi rifiorite pratiche psicoterapeutiche adatte allo scopo (correttamente delineate nel servizio del TG1), fino alla recente depenalizzazione dell’uso personale di funghetti e altre piante psicotrope naturali in alcune località.

Non è forse il caso che anche l’Europa – dove pure operano importanti pionieri nella ricerca come la Beckley Foundation e l’Imperial College londinese, oltre a varie entità minori sparse sul continente – inizi finalmente ad “assolvere” gli psichedelici da quest’accusa poco puntuale che li qualifica come meri “allucinogeni” e che, al pari di sostanze quali l’eroina o la morfina, li esclude completamente sia dalla ricerca scientifica che da qualsiasi altro tipo di consumo? Mentre, come dimostrano gli studi di cui sopra e altre analoghe indagini, è vero che in contesti e modalità controllati, molte di esse non siano né additive né neurotossiche ma anzi offrono evidenti benefici psicofisici.

Inoltre, alcuni recenti studi storici hanno rivelato che in Italia negli anni ’60 si sono compiute decine e decine di ricerche sperimentali proprio nei riguardi del trattamento di patologie psichiatriche e dipendenze. E anche sulle nostre sponde fortunatamente non tutti i ricercatori si sono lasciati convincere dal divieto legale in vigore dai primi anni ’70, continuando a svolgere, sommessamente eppur meticolosamente, l’investigazione circa il potenziale di questi composti.

Ora che finalmente perfino a mamma Rai sembra voler superare certi “tabù”, forse anche la nostra comunità scientifica vorrà accorgersi del “fenomeno” in corso e darci seriamente dentro con la ricerca? Vedremo. La speranza è sempre l’ultima a morire.