Stati Generali della Psichedelia in Italia 2022 (SGPI22)

SGPI22Stati Generali della Psichedelia in Italia 2022 (SGPI22), Torino, 16/17 dicembre 2022

[versione inglese]

Evento multidisciplinare promosso da CCCT (Centro di Cultura Contemporanea di Torino) e SPI (Società Psichedelica Italiana), in collaborazione con la rete Psy*Co*Re (Multidisciplinary Italian Network for PSYchedelic and COnsciousness REsearch).

Fondato nel maggio 2019, Psy*Co*Re riunisce tutte quelle realtà che si occupano – a vario titolo e con diversi approcci – di “stati altri di coscienza” dell’essere umano, e che si riconoscono in una visione aperta e inclusiva, sussidiaria e votata alla parresìa, con un’attenzione particolare alle finalità di promozione della salute e degli aspetti etici che ne conseguono.

L’obiettivo di fondo è quello di ampliare e approfondire ulteriormente il tema “psichedelia”, a partire dal suo etimo, nelle sue varie sfaccettature e dimensioni, a fronte della continua crescita d’interesse per la ricerca scientifica, le applicazioni terapeutiche e auspicabile nuovo paradigma culturale. Un quadro ben distante da un certo stigma controculturale del passato e dall’anacronistico proibizionismo che pur tuttavia colpisce ancora gli enteogeni.

Il filo conduttore di SGPI22 sarà quello di CREARE PONTI, connesso a quello della MATURITA’ PSICHEDELICA avviato nella scorsa edizione. Senza trascurare le urgenze globali interconnesse che ci mettono di fronte alla necessità di ripensare il sistema ecosociale aprendo al concetto di LIBERTA’ COGNITIVA tramite una rinnovata consapevolezza e una più diffusa sensibilità.

In questa quarta edizione gli SGPI tornano in presenza, pur sempre in aggiunta alla modalità online, per favorire la partecipazione del maggior numero di soggetti e realtà possibili onde promuovere e far emergere la rete nazionale e internazionale che ruota intorno alla psichedelia e agli stati di coscienza ALTRI in ogni loro forma, modalità ed espressione. Oltre a dare spazio alla scena italiana, non mancheranno i rilanci sul quadro internazionale nell’ambito del nuovo formato adottato quest’anno, basato una formula più fluida e meno centralizzata.

Un particolare focus sarà dedicato ad attività e produzioni rivolta al pubblico italiano più ampio e non più solo limitato agli addetti ai lavori come nelle scorse edizioni, oltre a delineare le iniziative sviluppate in collaborazione con soggetti e realtà internazionali. Si cercherà dunque di far emergere la rete diffusa delle realtà culturali che promuovono con vigore i diversi linguaggi della psichedelia italiana e della “scienza della coscienza” presente sul territorio nazionale e internazionale.

La partecipazione avviene su invito e tramite “open call” (vedi link in fondo), rivolgendosi a enti di ricerca, università, istituzioni pubbliche e private, associazioni di categoria, associazioni riconosciute o di fatto, gruppi spontanei aggregati per l’occasione, aziende, soggetti e realtà indipendenti.

Gli SGPI22 sono indetti dal CCCT. I poli del network saranno liberi di organizzarsi in proprio, a livello territoriale e tematico con organizzazione, piattaforma logistica propria, una propria lista di invitati e partecipanti (con l’unica limitazione della scelta delle date del 16 e del 17 dicembre 2022). Come in passato, si potranno proporre anche eventi “off” al di fuori delle date di dicembre indicate. I relatori indipendenti interessati a partecipare potranno scegliere liberamente il polo del network a cui aggregarsi o il gruppo esterno a proprio piacimento. Appena possibile verrà pubblicata la lista dei poli attivi e dei gruppi esterni. Si potrà inoltre presentare la candidatura per la creazione di nuovi poli.

Ovviamente i poli devono riconoscersi nelle linee-guida del manifesto di Psy*Co*Re che vi invitiamo nuovamente a consultare (https://www.psycore.it/manifesto-psycore/). Per confermare e ribadire l’apertura che caratterizza il network e dare la possibilità a tutti di poter esprimersi liberamente sull’argomento, nella sezione “Open” potranno partecipare anche gruppi che non fanno propriamente parte del network.

IN PRATICA OGNI POLO O GRUPPO ADERENTE SI ORGANIZZERA’ IN PROPRIO E IL NETWORK PSYCORE FUNGERA’ DA OMBRELLO, STRUMENTO DI COORDINAMENTO E PROMOZIONE DELLE DIVERSE INIZIATIVE.

NON SONO AMMESSI CONTRIBUTI DI SINGOLI RELATORI COME NELLE PASSATE EDIZIONI.

 

SGPI22
 

PER PROPOSTE O PER COMUNICARE L’ADESIONE, VA COMPILATO IL MODULO A QUESTO LINK: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfRm9X9iSJNvy07SxF9jtqSBZAcPot_3OiQd7u3okBB-p43yw/viewform?vc=0&c=0&w=1&flr=0&pli=1

PER ULTERIORI DOMANDE O INFORMAZIONI, INVIARE ESCLUSIVAMENTE UN MESSAGGIO WhatsApp AL NUMERO 338-9077600

 

Rete Psy*Co*Re*

info@psycore.it

https://www.psycore.it/

 

[versione inglese]

Amanita muscaria: il fungo che cura

Amanita muscaria, il fungo che curaIn uscita l’ultimo saggio di Gianluca Toro, chimico in campo ambientale, per i tipi di Yume: uno studio approfondito sull’utilizzo medico dell’Amanita muscaria nel settecento basato su due testi dell’epoca.

L’Amanita muscaria è nota principalmente come specie psicoattiva con uso tradizionale e moderno sia passato che attuale, i cui effetti sono da attribuirsi sostanzialmente all’acido ibotenico e muscimolo.  Nella cultura popolare, il fungo è stato usato e si usa tuttora come insetticida, alimento e medicina. Tra gli altri composti individuati, che potrebbero trovare applicazioni micoterapiche, citiamo polisaccaridi, steroli, sfingolipidi, le vitamine C, E e D2, l’ercinina, fenoli, pigmenti, il R(–)-4-Idrossi-2-pirrolidone e composti del vanadio, con attività analgesica, antibatterica, antifungina, antivirale, antinfiammatoria, antiossidante, antinociceptiva, antitumorale e normoglicemica.

In questo contesto, sono presentati due testi tratti dalla letteratura medica del ’700, autori il chimico, chirurgo e barbiere J.C. Bernhardt (1710-1758) e il medico, farmacista e agrario C.G. Whistling (1748-1807). I due autori propongono una particolare forma di impiego dell’Amanita muscaria, ovvero come polvere ottenuta dal bulbo o comunque dalla parte inferiore del gambo. Nei loro scritti il fungo trova applicazione per il trattamento di diarrea, gonfiori, formazioni nodose, ferite, ulcere, scrofola, fistole, carie ossea, forme tumorali ed epilessia.

Alla luce dei dati presentati, si può ipotizzare un ruolo significativo dell’amavadina. Nel fungo questo composto del vanadio sarebbe coinvolto nell’autorigenerazione di tessuti danneggiati e in un’ulteriore protezione da attacchi microbici, il che potrebbe applicarsi anche nel caso dei tessuti umani, considerando inoltre che la concentrazione di vanadio e amavadina è massima proprio nel bulbo. Piú in generale, la struttura molecolare di determinati composti individuati nell’Amanita muscaria potrebbe costituire un modello per la sintesi di composti simili più efficaci dal punto di vista farmacologico.

Etnobotanica 13: Ayahuasca e DMT

Identificare la ricetta tradizionale originale dell’ayahuasca nella combinazione dei decotti di Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis è un errore. Alcune tribù utilizzano infatti piante diverse: i Matsigenka evitano la viridis considerandola “cattiva” ed usano un altra specie di Psychotria ancora non identificata [1], i Waorani dell’Ecuador si servivano della sola Banisteriopsis muricata (che dovrebbe contenere MAO-I nella liana e triptamine nelle foglie) senza admixture fino al contatto recente con i coloni Quechua [2], sono anche stati trovati decotti contenenti soltanto betacarboline [3].

In base ad una ricerca recente le ricetta odierna si è evoluta nel corso di innumerevoli esperimenti che miravano alla ricerca di una sinergia tra le diverse componenti farmacologiche in particolar modo betacarboline e triptamine. Gli ingredienti di queste combinazioni variavano in base alla disponibilità locale delle piante, i metodi di somministrazione in base alla preferenza culturale specifica: sono stati registrate circa un centinaio di specie appartanenti a 4 famiglie botaniche diverse.

Diversi preparati come il vinho de jurema, yaraque, vino de cebil e le varie chicha allucinogene contano su dati etnografici antecedenti all’ayahuasca che viene menzionata soltanto in documenti relativamente recenti posteriori alla conquista Spagnola [4].

LA PURGA
ayahuascaLe betacarboline di cui sono particolarmente ricchi i decotti di ayahuasca tradizionali hanno proprietà antiparassitarie oltre che emetiche e sono particolarmente utili in Amazzonia dove i parassiti intestinali sono piuttosto comuni.

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San Francisco depenalizza uso e possesso personale degli enteogeni

Prosegue negli Stati Uniti il percorso di depenalizzazione per l’uso e il possesso personale di alcuni psichedelici a livello locale. E stavolta si tratta di una tappa importante, la città di San Francisco. Il Board of Supervisors ha appena approvato all’unanimità la risoluzione, firmata dai supervisori democratici Dean Preston e Hillary Ronen, in cui si stabilisce la priorità più bassa nell’attività di pubblica sicurezza per presunti reati connessi con enteogeni quali funghi psilocibinici, peyote e ayahuasca. In dettaglio, il testo finale prevede “che le risorse cittadine non vengano utilizzate per qualsiasi indagine, detenzione, arresto o procedura penale dovuta a presunte violazioni delle norme statali e federali concernenti l’uso di Piante Enteogene incluse nella Tabella I delle sostanze illecite a livello federale”.

La notizia non fa che confermare il riconoscimento pubblico dei benefici di questi psichedelici naturali nel trattamento di problemi di salute mentale come PTSD, depressione grave e ansia, in aumento soprattutto durante la recente pandemia. E rafforza il fronte anti-proibizionista in quest’ambito, dopo che nel maggio 2019 Denver era stata la prima città statunitense a depenalizzare i funghi contenenti psilocibina per uso personale.

Da allora il movimento di riforma ha conquistato altre vittorie locali (Ann Arbor, Oakland, Santa Cruz) e in concomitanza con le ultime elezioni presidenziali gli elettori dell’Oregon hanno approvato l’innovativa Measure 109 (56%), mentre nella capitale Washington D.C. è passata l’Initiative 81 (76%).  Nel gennaio dello scorso anno lo stesso aveva deciso il consiglio comunale di Somerville (Massachusetts), mentre recentemente è partita la raccolta firme per simili misure anche nella cittadina di Aspen, in Colorado.

La decisione degli amministratori di San Francisco poggia altresì sull’iter procedurale, avviato mesi fa nel parlamento californiano, per la legalizzazione sull’intero territorio statale del possesso ad uso personale, da parte di cittadini maggiorenni, di sette sostanze psichedeliche, tra cui Lsd, Mdma e psilocibina. Ciò grazie a un disegno di legge presentato dal senatore democratico Scott Wiener, ma messo nel cassetto meno di un mese fa e in attesa di rilanci futuri. E sempre in California, lo scorso marzo gli attivisti avevano annunciato il mancato raggiungimento delle firme necessarie per presentare un referendum a novembre 2022.

Tutta una serie di iniziative che, unitamente al ritorno d’interesse sia in senso socio-culturale che scientifico e impreditoriale per queste sostanze, hanno ampliato il dibattito pubblico e preparato il terreno per quest’ulteriore e importante decisione. La quale va ad aggiungersi ad analoghe normative allo studio di altri Stati e rafforza la probabile approvazione terapeutica, per chi è affetto da PTSD e simili disturbi mentali, relativa a Mdma e psilocibina a livello nazionale nel corso del prossimo anno. Non a caso il testo della risoluzione, redatto in collaborazione con gli attivisti di Decriminalize Nature San Francisco, impegna i responsabili cittadini a “istruire” le varie entità e lobbisti del settore a spingere per l’estensione della depenalizzazione dell’uso personale degli enteogeni nell’intera California e in ambito federale.

I tanti rilanci sui social media e sulle testate mainstream sottolineano l’importanza di quest’ennesimo successo normativo. E danno spazio alla dichiarazione del supervisore Dean Preston: “San Francisco si unisce al crescente elenco di città e contee che stanno considerando sotto una nuova luce questi medicinali a base vegetale, seguendo la scienza e i dati concreti, decidendo così di ridurre lo stigma sul loro uso e sulla coltivazione. Il voto unanime di oggi è un entusiasmante passo in avanti”.

(articolo apparso inizialmente su Fuoriluogo.it)

Workshop sull’estrazione dei fitocostituenti della kava

Kava Giovedì 28 luglio p.v. si terrà a Torino un workshop sull’estrazione dei fitocostituenti della kava (Piper methysticum) senza solventi forti, a cura del dott. Giuseppe Cazzetta, ideatore di Visione Curativa, sito-progetto specializzato in materie prime di origine naturale e centro d’informazione e documentazione scientifica. Luogo ed ora precisi del workshop verranno comunicati a breve.

Questo è il programma in dettaglio:
– Presentazione e generalità della kava
– Estrazione pratica della radice
– Osservazioni sulle qualità chimiche, farmacologiche ed organolettiche del preparato
– Confronto tra i partecipanti ed eventuali domande

Si potrà partecipare previo contributo libero etico e consapevole, oppure versando 5-10€ nel caso si volesse acquistare una tazza o mezza dell’estratto liquido ottenuto insieme. Nel secondo caso occorre prenotarsi tramite mail a visionecurativa@mail.com (basta fornire solo nome e cognome senza neccessità di pagare in anticipo). Qui ulteriori dettagli sulla kava.

Seguirà una breve presentazione (con dibattito) dell’antologia “Verso la maturità psichedelica“, raccolta selezionata di interventi dagli Stati Generali della Psichedelia in Italia 2019 e 2020, a cura della rete Psy*Co*Re (AnimaMundi, 2022).

Etnobotanica 12: Ruta, una specie psicotropa trascurata

Il genere Ruta comprende circa 10 specie, tutte altamente aromatiche. La graveolens e la chalapensis sono molto comuni nel Mediterraneo e nel subcontinente Indiano, sono molto simili, anche se distinguibili dalla forma delle foglie, e sono state confuse nei testi medievali e di medicina ayurvedica [1].

Ruta Queste piante presentano gli stami piegati verso la parte bassa dei petali durante l’inizio della fioritura, quindi si elevano lentamente verso il centro del fiore permettendo la deiscenza delle antere che abbandonano il centro del fiore prima che il ciclo ricominci per il prossimo stame. E’ stato inoltre osservato che in certi fiori tutti gli stami si alzano simultaneamente per avvolgere il pistillo alla fine dell’antesi dopo aver concluso i movimenti singoli.

Questa sequenza di animazioni prima individuale poi collettiva è la più complessa forma di movimento degli stami nelle angiosperme stando alle conoscenze attuali.
Una ricerca del 2012 ha dimostrato che il movimento singolo promuove la dispersione del polline presentandolo agli impllinatori ed impedisce che le antere deiscenti intralcino il processo, si ipotizza che quello finale collettivo rifletta un adattamento per l’autoimpollinazione ad azione tardiva [2].

ETNOGRAFIA E STORIA

La Ruta graveolens era estensivamente impiegata dagli antichi Greci in cucina; il famoso medico Ippocrate rispettava le sue qualità medicinali, Aristotele ne lodava la potente azione calmante. Mitridate del Ponto la consumò come antidoto per il veleno.
Dioscoride e Plinio il vecchio raccomandavano una pozione a base di ruta ed oleandro come antidoto contro il morso dei serpenti.

Nel Medioevo si credeva potesse migliorare la vista e smorzare la libido, era popolare tra le streghe che la impiegavano come ingrediente magico e le attribuivano un importante valore simbolico. Venne usata per preparare una pozione ritenuta miracolosa contro la peste nera; i giudici la portavano addosso quando entravano nelle carceri, noti focolai infettivi.
I cristiani usavano mazzetti di ruta per spargere l’acqua santa nelle chiese, gli ebrei chassidisti la indossavano come amuleto contro peste, epidemie, magia nera e malocchio.

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FPT22: scienza e medicina psichedelica in Italia e in Europa

Realizzato grazie all’impegno volontario di alcuni collaboratori del network Psy*Co*Re, Frontiere PsicoTerapeutiche, alla sua seconda edizione a porte aperte, si è rivelato quest’anno un evento capace di far scaturire visioni e sguardi verso orizzonti solitamente non accessibili, a dimostrazione di una rete che intreccia professionalità ed interessi molteplici, coniugandoli in altrettanto eterogenei contesti di operatività e ricerca.

Molti i contributi dall’estero: dalla MIND Foundation di Berlino e dalla clinica tedesca OVID, ove viene svolto un servizio di psicoterapia assistita  con ketamina, ad orientamento cognitivo e basato sull’evidenza; dall’International Center for Ethnobotanical Education, Research, and Service (ICEERS) di Barcellona, che offre training e seminari di formazione per terapeuti,  facilitatori di processi nel vivo dell’esperienza psichedelica o nella sua integrazione; dal centro Takiwasi (ma non solo) in Perù, forte di un’esperienza trentennale nel trattamento di dipendenze croniche con il decotto di ayahuasca e altre medicine tradizionali indigene; dalla clinica PsyOn in Repubblica Ceca, in cui viene offerto un servizio di terapia con ketamina e si stanno avviando ricerche con uso di psilocibina; dalla vicina Svizzera in cui vengono attualmente condotti gruppi di terapia con utilizzo di MDMA ed LSD (su singoli casi autorizzati); dalla California, ove è possibile svolgere in cliniche, quali Ceremony Health, terapie individuali e di gruppo con l’utilizzo di composti psichedelici ed anche un contributo italiano, all’interno della MAPS, da cui emergono le possibili aperture per la ricerca  anche in Europa e in Italia.

Dalle tavole rotonde è emerso che la possibilità di una clinica psichedelica in Italia è ancora poco nitida e probabile, eppure, è comunque e ben possibile cominciare a ridurre il gap con gli altri Paesi che già lavorano ed investono in questo settore, per esempio muovendosi cauti ma determinati verso un paradigma di decriminalizzazione e depenalizzazione di queste sostanze, che permetterebbe intanto il riconoscimento del potenziale delle stesse (non solo di rischio) e l’avvio di una ricerca di matrice italiana.

Oppure per esempio riabilitando un discorso pubblico su queste tematiche, che sia fondato sulle evidenze scientifiche ma che sappia insieme far propri gli studi antropologici ed etnobotanici, filosofici e politici, letterari o di movimento underground che, finché la ricerca è stata bandita, han permesso che l’interesse intorno agli psichedelici non naufragasse nel periglioso mare di proibizione ed illegalità.

O ancora, informandosi e formandosi con altre tecniche che rimandano ad una più lucida consapevolezza circa lo spettro dei stati di coscienza (tecniche di respirazione olotropica, re-birth, meditazione, pratiche yogiche.. ) ma anche cominciando già da sé a costruire mappe che sappiano armonizzare l’interdisciplinarietà che connota questi temi nel nome di una rinnovata libertà cognitiva (cognitive freedom) e di un’affermazione al diritto di frequentare liberamente i propri stati di coscienza, in rinnovata armonia con un sistema ecologico ampio e fatto di nicchie ed ecosistemi che tra loro si relazionano.

A breve saranno disponibili (previo donazione), le video-registrazioni dei singoli interventi dell’evento, oltre a una raccolta dei materiali presentati (articoli, slide, video).

 

“Classici” della letteratura psichedelica da prendere con prudenza…

Non è certo un mistero che il forte ritorno d’interesse verso i risvolti dell’universo “psichedelia” anche nel Bel Paese vada trainando un’ondata editoriale del tutto inedita, dal recupero di “classici” mai tradotti a saggi ex novo a libri-manuali un po’ per tutti. Tendenza confermata negli ultimi mesi e variamente esplorata nella nostra sezione MindBooks (in contemporanea al Salone Internazionale del Libro di Torino). Inclusi alcuni volumi “storici” recentemente tradotti: LSD, l’innovativa ricerca psichedelica nei reami dellinconscio (Shake) di Stanislav Grof e Pharmako/Gnosis (Add) di Dale Pendell – pubblicati per la prima volta in inglese, rispettivamente, nel 1975 e nel 2005.

Testi sicuramente importanti, al pari di altri variamente parte del filone psichedelico, che meritano la traduzione, seppur tardiva, in particolare per i non addetti, i meno attenti e i più giovani. Eppure a volte sembra di essere di fronte a una tipica operazione di marketing e, quel che più conta, senza fornire contesti di lettura più ragionati o aggiornati, quindi essenziali per una fruizione più articolata e matura da parte del lettore odierno. Non ultimo perché soprattutto negli ultimi anni la ricerca scientifica, l’aneddotica sciolta e la copiosità di materiale disponibile (in particolare online) hanno variamente ampliato, corretto e/o negato certi contenuti di questi lavori pionieristici.

Ci sembra quindi importante segnalare anche le inesattezze o le lacune di questi testi. In primis, perché in tal modo si contribuisce alla riduzione del rischio e del danno, evitando esperienze negative per un possibile incauto sperimentatore e per il movimento tutto che sta cercando faticosamente, in Italia ancor più che nel mondo anglosassone, di correggere l’immagine negativa che certe sostanze conservano ancor’oggi nell’immaginario collettivo. Ciò inoltre garantisce massima trasparenza e credibilità a questo stesso movimento, con un approccio maturo e articolato per meglio puntualizzare i passi avanti intrapresi dalla scienza e dalla cultura psichedelica in generale, riconoscendo che il lavoro degli apprezzabili pionieri psichedelici oggi si rivela in parte superato e non privo di errori o grossonalità.

Nel nostro piccolo, abbiamo perciò deciso di “aggiornare” in tal senso il libro di Dale Pendell, affidando quest’operazione di revisione a Giuseppe Cazzetta, fisiologo dell’esercizio, studioso e coltivatore di prodotti etnobotanici e composti da ricerca, nonché responsabile della rubrica Etnobotanica su questo stesso sito web.  A partire da qualche riga di sintesi, seguito dai passaggi problematici (in inglese e corsivo) chiariti uno ad uno, con le relative note a margine, e una breve conclusione.

Un mistone di poesia, magia, alchimia, etnobotanica e filosofia condito con una base essenziale di farmacologia e chimica spolpata all’osso e spesso decontestualizzata o semplificata eccessivamente, che si propone come tentativo di registrare l’esperienza con diverse piante psicotrope o “alleati” in maniera puramente fenomenica riferendo quanto loro hanno da dire.

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Bicycle Day 2022: la prima volta dell’LSD

Bicycle Day 2021 Torna anche quest’anno il Bicycle Day: anniversario di un evento risalente a 79 anni fa, quando il chimico svizzero Albert Hofmann (1906-2008) decise di autosperimentare una sostanza sintetizzata 5 anni prima e lasciata nel cassetto, la dietilammide dell’acido lisergico (LSD). Il 16 aprile 1943, dopo averne notato una piccola quantità cadutagli sulla mano, provò sensazioni di irrequietezza e vertigine. Tre giorni dopo decise di assumerne deliberatamente 250 microgrammi, onde verificare le potenzialità terapeutiche e introspettive di quella nuova sostanza chimica – per poi tornarsene a casa in bicicletta, accompagnato dalla sua assistente, in preda ad effetti assai più intensi.

Ne emerse così un’esperienza inattesa e intrigante, che lo portò a dedicarsi completamente allo studio di questa e altre “medicine dell’anima”. Oltre a produrre centinaia di articoli scientifici e altri scritti in tema, Hofmann divenne direttore del dipartimento di prodotti naturali presso la Sandoz (oggi Novartis), dove riuscì a isolare i principali alcaloidi dei cosiddetti “funghi magici”, la psilocina e la psilocibina, oltre classificare la Salvia divinorum.

A ricordo di quell’insolito giro in bicicletta non manca un omonimo libro illustrato, tutto a colori, curato nel 2019 dall’artista Brian Blomerth in stile “comic strip underground”, con la prefazione di Dennis McKenna. Invece un resoconto in prima persona si trova nell’autobiografia del Dr. Hofmann, ormai divenuta un classico della psichedelia, LSD: My Problem Child (ripubblicato in italiano nel 2015), insieme alle sue riflessioni a tutto campo su psichedelici, misticismo e scienza. Per chi volesse saperne di più, sono poi liberamente disponibili (in pdf) diversi Millelire (Stampa Alternativa) degli anni ’90: Viaggi Acidi, I misteri di Eleusi, Percezioni di realtà, I miei incontri con Huxley, Leary, Junger, Vogt. E fresca di stampa, va segnalata anche la traduzione dell’edizione 2008 di un altro tomo fondamentale curato da Hofmann insieme a Carl Ruck e Gordon Wasson, La strada per Eleusi (Piano B).

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Santo Daime Italia: necessaria la tutela legale dell’uso rituale del sacramento ayahuasca

In merito al recente decreto ministeriale che ha inserito le due piante da cui vengono estratti i principi attivi dell’ayahuasca nella Tabella I delle sostanze stupefacenti del Testo Unico sulle droghe, riceviamo e volentieri pubblichiamo questo commento a cura del Santo Daime Italia (ICEFLU, Chiesa Italiana del Culto Eclettico della Fluente Luce Universale). Contatti: info@santodaime.it

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Premesso che riteniamo che il proibizionismo sia qualcosa di diseducativo, e che ci possano essere delle vie di mezzo tra la totale liberalizzazione e la totale chiusura per le sostanze, comprendiamo comunque che ci siano delle motivazioni concrete del governo per aver emanato questo decreto. In particolare, immaginiamo che la pressione sia venuta dalle forze dell’ordine e dai giudici.

Condividiamo anche, da un certo punto di vista, questa scelta, perchè negli ultimi anni l’ayahuasca è diventata una moda molto diffusa. Infatti, seppur oltre al Santo Daime ci siano altri gruppi seri che fanno le cose fatte bene, purtroppo ci sono diversi altri gruppi non seri. Questi ultimi fanno queste attività a scopo di lucro, in modo non sicuro e non protetto, utilizzando anche modalità di marketing come pubblicità su internet con i prezzi (anche alti) o locandine su WhatsApp.

Logico che in particolare noi delle chiese del Santo Daime siamo particolarmente coinvolti da questo provvedimento, perchè abbiamo una tradizione di trent’anni in Italia con centinaia di seguaci e migliaia di simpatizzanti.

Dato che la trasparenza e la legalità sono sempre state un punto di forza dell’ICEFLU, ci vediamo costretti a sospendere le nostre pratiche religiose. Quindi sono centinaia le persone che, abituate tutti i mesi e tutte le settimane a partecipare alle loro pratiche religiose, non possono più esercitare la loro libertà di culto. Questo, da un altro punto di vista, è sicuramente una cosa grave, che crea un danno che non ha prezzo, inestimabile.

Detto questo quindi crediamo che, seppur ci siano state delle buone ragioni alla base, il decreto non abbia tenuto in considerazione quelli che sono gli usi controllati, che hanno rischi minimi, se non nulli, per la salute e per l’ordine pubblico, in particolare. Sicuramente cercheremo di lavorare per far valere i nostri valori e i nostri diritti, in particolare anche mostrando che ai nostri lavori spirituali, che realizziamo da trent’anni in Italia con il coinvolgimento di centinaia di persone (ad esempio nel 2008 ad Assisi e nel 2015 a Reggio Emilia abbiamo fatto dei lavori con più di 300-350 persone contemporaneamente) non abbiamo avuto problemi di nessun tipo, né di salute né di ordine pubblico.

Crediamo quindi sia necessaria una protezione legale dell’uso rituale del sacramento Santo Daime nel contesto religioso controllato dei nostri lavori spirituali, dato che, essendo minimi i rischi per la salute e per l’ordine pubblico, deve essere preservato il diritto costituzionale alla libertà di culto.

Aggiungiamo che le chiese del Santo Daime hanno delle deroghe alla legge sugli stupefacenti per uso rituale in un contesto controllato religioso in stati come Brasile, Perù, Stati Uniti e Canada.