Thank you, Dr. Griffiths (1946-2023)

Roland Griffiths (1946-2023)Roland Griffiths ci ha lasciato. Direttore e fondatore del Center for Psychedelic and Consciousness Research presso la Johns Hopkins University di Baltimore, in Maryland, è stato una figura di spicco delle indagini scientifiche sugli psichedelici degli ultimi decenni. Anzi, un vero e proprio pioniere.

Tra i primi ricercatori ad animare il cosidetto “rinascimento psichedelico”, avviò uno studio (autorizzato) sulla psilocibina già nel 1999 per poi concluderlo nel 2006 pubblicandone i risultati sul Journal of Psychopharmacology con un titolo esplicito: “La psilocibina può causare esperienze di tipo mistico sostanziali e sostenute a livello personale e spiritualmente significative”.

Da allora aveva proseguito con un impegno serio e qualificato, tra estese ricerche farmacologiche e test sul campo, riflessioni letterario-filosofiche e affondi spirituali. Dopo l’inattesa diagnosi di cancro al colon di stadio 4 ricevuta nel novembre 2021, aveva dato avvio a un’apposito fondo per finanziare la “Psychedelic Research On Secular Spirituality And Well-Being”.

Fra le tante letture, da segnalare un profilo del marzo scorso sul New York Times Magazine e un’intervista a settembre su Lucid News, oltre alla sua presentazione alla Psychedelic Science Conference tenutasi a Denver nel giugno 2023, dove gli è stato anche consegnato il ritratto in suo onore realizzato dagli artisti Alex e Allyson Grey (vedi sotto).

Mentre arrivano commenti e ricordi soprattutto su Twitter, per celebrarne la vita e il lavoro possiamo far tesoro di questa sua citazione:

Vorrei che ciascuno di noi possa apprezzare la gioia e la meraviglia di ogni singolo istante Roland Griffiths (1946-2023) della propria vita. Ogni giorno c’è un motivo per celebrare il fatto di essere vivi, di avere un altro giorno per esplorare qualunque cosa sia questo dono di essere consapevoli e di avere la consapevolezza di essere consapevoli…

Grazie davvero, dott. Griffiths, rest in peace.

Parte la kermesse di Psychedelic Science 2023

PS2023 Maps«Il più grande convegno sulla psichedelia della storia». Così si autodefinisce Psychedelic Science 2023, mega-evento sotto l’egida della Maps (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) appena partito in quel di Denver (Colorado, Usa). Si prevedono quattro giornate (e nottate) animate dalla crema della comunità psichedelica globale e davanti a un pubblico tanto folto quanto diversificato (previste oltre 10.000 presenze quotidiane, almeno 800 dollari a testa per il pass complessivo).

Basta scorrere il programma (o la relativa app) per perdere letteralmente la testa: oltre 300 interventi sparsi per sette palchi, una miriade di workshop e tavole rotonde, rituali e performance artistiche di ogni tipo, numerosi stand per presentazione e vendita di prodotti vari, spazi dedicati all’attivismo politico e alle culture indigene — chi più ne ha più ne metta. Ovviamente sempre mantenendo in prima battuta l’aspetto scientifico in senso lato, con dettagliate presentazioni sulle ultime ricerche e studi  in materia, sui possibili scenari per l’applicazione degli psichedelici in campo psico-terapeutico e sui percorsi formativi per ottenere gli accrediti operativi. Sono infatti oltre una ventina le specifiche sessioni “hands-on” con terapeuti, facilitatori ed esperti sanitari per approfondire questi e altri importanti aspetti pratici della somministrazione controllata.

Il tutto sull’abbrivio del continuo revival sui vari aspetti legati a queste sostanze e particolamente in vista dell’auspicato allentamento legislativo a livello medico, quantomeno nell’ambito anglosassone: basti ricordare che, dal prossimo primo luglio, lin Australia verranno “detabellizzate” alcune sostanze – MDMA e psilocibina passeranno dalla tabella 9 (sostanze assolutamente proibite) alla 8 (sostanze con riconosciuto uso medico), mentre in Usa crescono le zone dove vige la depenalizzione di fatto, con Colorado e Oregon: nel primo, è legalizzato l’uso e il possesso personale, nel secondo si lavora all’apertura di appositi centri terapeutici (nell’estate 2025).

Senza poi dimenticare il percorso avviato nel 2019 dalla stessa Maps e ormai vicino al traguardo, per l’introduzione nel ricettario medico statuitense dell’MDMA per il trattamento del PTSD. Questione su cui aggiornerà al meglio Rick Doblin, factotum della stessa non-profit, nel corso di Psychedelic Science 2023. Dove non mancheranno parecchi nomi illustri del settore, tra cui Julie Holland (psichiatra, scrittrice), Rachel Yehuda (professore di neuroscienze), Carl Hart (Columbia University), Robin Carhart-Harris (University of California San Francisco), Paul Stamets (fungi.com), Franz Vollenweider (psichiatra), Charles Grob (Ucla), Amanda Feilding (Beckley Foundation), James Fadiman (ricercatore indipendente), Roland Griffiths (Johns Hopkins University), Stan Grof.

Per chi non potrà esserci, oltre al sito web e all’app di cui sopra, utile seguire il relativo hashtag su Twitter o i resoconti quotidiani prodotti da The Microdose (newsletter gratuita curata da UC Berkeley).

Da segnalare infine la presenza anche di qualche nome “italiano”, sia tra gli addetti ai lavori (Giorgio Baggi, Università di Pavia e Tommaso Barba, Imperial College, Londra) che in platea. Invece silenzio assoluto sulle testate nostrane, non solo quelle mainstrean notoriamante interessate a simili temi solo in funzione dei clickbait, bensì perfino su social media e spazi collaborativi online. Una disattenzione d’altronde non certo nuova, e che anzi si estende ad analoghi eventi – vedasi la Breaking Convention inglese di cui abbiamo parlato in aprile – e più in generale ad una scena internazionale sempre più ribollente, pur se non esente da critiche e problematiche, ma che tuttavia rimane in gran parte ignota al pubblico italiano (eccetto che per la solita nicchia). Ulteriore motivo per cui, nel nostro piccolo, continuiamo a darci da fare.

Etnobotanica 15: Tagetes Lucida: spezia o psicotropo?

Tagetes Lucida La Tagetes lucida è stata impiegata dagli antichi Aztechi per la preparazione di un incenso rituale sacrificale chiamato yyauhtl che veniva soffiato sulle faccie dei prigionieri al fine di stordirli prima del rogo. Con la pianta fresca facevano infusi per alleviare diarrea, singhiozzo ed esternamente come lozione per bruciature. Veniva considerata la rappresentazione di Xochipilli, il dio delle piante psicoattive.
Fra i vari ritrovamenti, è stato rinvenuto un vaso di ceramica risalente al periodo classico Maya che raffigura un fiore giallo a cinque petali molto simile alla pianta, i loro sacerdoti ne facevano un te sacro per le divinazioni noto come balchè. I Mixe, i nativi dello stato nord-occidentale messicano di Oaxaca, preparano ancora oggi un infuso simile con nove fiori [1].

Trattasi di una delle piante più sacre per i nativi di Messico ed America Centrale che la conoscono con tanti nomi diversi: yauhtli, pericón, Saint Miguel, mangy, flor de Santa María e yerba anís per l’aroma simile all’anice. Viene usata come spezia, ornamento cerimoniale e medicina.

In base a quanto riportano gli Huicholes, renderebbe il fumo di tabacco più gentile sulla gola e induce uno stato caratterizzato da quiescienza, nausea, vomito e visioni ad occhi chiusi simile all’intossiccazione da peyote. La sessioni di fumo accompagnano spesso l’ingestione di peyote, fermentati alcolici locali e distillati a base di cactus che rendono le visioni molto più intense [3].

Ancora oggi viene indicata nella medicina popolare Messicana contro insonnia, debolezza, scarsa libido, reumatismi, prurito, crampi addominali, disturbi gastrici, coliche, ulcere, dolori muscolari, febbre, raffreddore, morsi di serpente e per la produzione di latte. Viene bruciata inoltre come incenso cerimoniale. In Argentina bevono il decotto di foglie come antitussivo e lo applicano localmente per repellere gli insetti [2]. Durante la colonizzazione spagnola sembra sia stata usata per curare i malati di mente.

POTENZIALITA’ PSICOTROPE
Circola parecchia disinformazione sulle potenzialità allucinogene di questa pianta: alcuni sostengono che contenga delle sostanze simili all’LSD, altri dei terpeni neoclerodanici come la salvinorina della Salvia divinorum.

La seconda teoria è molto diffusa e si deve a Christian Ratsch che, nella nota Encyclopedia of Psychoactive Plants: Ethnopharmacology and Its Applications (2005), segnala come queste sostanze salvinoriniche siano presenti in tutte le specie di Tagetes sebbene non siano ancora state identificate con precisione. Ad oggi non c’è assulutamente niente che ne suggerisca la presenza, essendo stati isolati soltanto dei diterpeni monociclici dalla Tagetes minuta di cui sono note solo le potenzialità citotossiche [3].

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Bicycle Day 2023: l’LSD compie 80 anni

Bicycle Day 2023Eccoci all’ottantesimo anniversario del cosiddetto Bicycle Day, quando il chimico svizzero Albert Hofmann (1906-2008) decise di autosperimentare una sostanza sintetizzata 5 anni prima e lasciata nel cassetto, la dietilammide dell’acido lisergico (LSD). Il 16 aprile 1943, dopo averne notato una piccola quantità cadutagli sulla mano, provò sensazioni di irrequietezza e vertigine. Tre giorni dopo decise di assumerne deliberatamente 250 microgrammi, onde verificare le potenzialità terapeutiche e introspettive di quella nuova sostanza chimica – per poi tornarsene a casa in bicicletta, accompagnato dalla sua assistente, in preda ad effetti assai più intensi.

Ne emerse così un’esperienza inattesa e intrigante, che lo portò a dedicarsi completamente allo studio di questa e altre “medicine dell’anima“. Oltre a produrre centinaia di articoli scientifici e altri scritti in tema, Hofmann divenne direttore del dipartimento di prodotti naturali presso la Sandoz (oggi Novartis), dove riuscì a isolare i principali alcaloidi dei cosiddetti “funghi magici”, la psilocina e la psilocibina, oltre classificare la Salvia divinorum.

Per l’occasione, da segnalare l’uscita della traduzione italiana de Lo scienziato divino (PianoB), raccolta delle ultime riflessioni  di Hofmann (risalente al 2013), e un’utile ricapitolazione generale sull’ultimo Venerdì di Repubblica. Quest’anniversario è anzi diventato l’ennesima occasione non solo per festose celebrazioni collettive (a partire ovviamente da San Francisco fino a New YorkCopenhagen) ma anche e soprattutto per divulgare al meglio un passato importante (libri inclusi) e soprattutto per riflettere sui possibili futuri della psichedelia – meglio, del ruolo degli stati alterati di coscienza nel contesto dello sviluppo umano e planetario. Ciò alla luce sia del rilancio scientifico di queste sostanze e delle prime depenalizzazioni locali (in Usa) sia a fronte della corsa all’oro medico-psichedelico e di un eccessivo entusiamo generale. 

Come sottolineava lo stesso Hofmann, l’esperienza-esplorazione psichedelica rimane un percorso articolato e poco lineare, oltre che foriero di un approccio multidisciplinare e di un impegno personale e collaborativo, con ampie conseguenze socio-culturali a livello globale. E arricchito da ampie dosi di prudenza, informazione corretta e punti di vista diversificati, insieme all’impegno  a conoscere pregi, difetti e limiti di sostanze, operatori, aziende e quanti altri attivi oggi sul campo. Evitando magari di concentrarsi solo sulla sfera più trainante del “viaggio”, quella emotiva o estetica, per dare invece più attenzione alla preparazione e all’integrazione. Proseguendo cioè lungo un percorso teso verso una maturità psichedelica di ampio respiro.

L’era delle esperienze tecnodeliche (senza psichedelici)

Esperienze tecnodelicheSecondo un rapporto di KPMG, rete globale di esperti interdisciplinari, entro il 2030 la realtà virtuale (VR nell’acronimo inglese) sarà utilizzata almeno quanto i telefoni cellulari, e spenderemo all’interno di essa la maggior parte del nostro tempo da svegli. Molte delle nostre attività quotidiane, lavorative e ricreative, si trasferiranno nel mondo virtuale. Non è dunque assurdo domandarsi come la realtà virtuale cambierà il nostro approccio alla psichedelia. In verità, sono tutt’ora disponibili alcune esperienze cosiddette tecnodeliche: esperienze simil-psichedeliche ottenute soltanto mediante l’uso della tecnologia, in particolare ricorrendo alla realtà virtuale.

Vale la pena di sottolineare che tali esperienze non prevedono l’assunzione di sostanze illegali, e dunque consentono di aggirare le innumerevoli problematiche le quali pregiudicano non solo l’utilizzo ma anche la sperimentazione con le sostanze psichedeliche. Utile al riguardo dare un’occhiata al Technodelic Manifesto (2020).

Attraverso queste esperienze potrebbe essere possibile ottenere gli stessi benefici terapeutici delle sostanze psicotrope ma senza alcun rischio per la salute: se si esclude il malessere che la VR può causare in alcuni soggetti predisposti (comunque per nulla dissimile dal mal d’auto), le esperienze tecnodeliche non dovrebbero provocare alcun effetto collaterale rilevante. Inoltre, le sedute con sostanze psichedeliche a scopo terapeutico richiedono generalmente dalle 4 alle 8 sessioni di preparazione all’esperienza, e la seduta dura dalle 6 alle 12 ore; nel caso delle esperienze tecnodeliche, invece, la preparazione necessaria dura solo pochi minuti, e l’esperienza stessa può avere una durata di un’ora, o anche meno.

Tuttavia, progettare esperienze di questo tipo non è affatto banale. Infatti, ad esempio, non è sufficiente riprodurre attraverso la VR quelle alterazioni della percezione che vengono normalmente esperite sotto l’effetto degli psichedelici, come ad esempio le allucinazioni: queste ultime sono solo un effetto dello stato alterato di coscienza, e ricrearle non equivale a produrre lo stato alterato di coscienza che le causa.

Una soluzione utilizzata da alcuni sviluppatori di esperienze tecnodeliche prevede stimolazioni sonore ed auditive con la stessa frequenza delle onde teta (caratteristiche degli stati alterati di coscienza) che siano in grado sincronizzare l’attività cerebrale a quella stessa frequenza. Nulla di troppo diverso dalla trance sciamanica indotta dalle incessanti percussioni.

Un’altra possibilità è stata invece esplorata da David Glowacki e colleghi presso l’Università di Bristol. I ricercatori inglesi hanno provato a riprodurre l’esperienza di dissoluzione dell’io tramite la realtà virtuale e, ispirandosi all’identità tra materia energia nella fisica quantistica, hanno fatto incarnare i partecipanti in corpi luminosi ed evanescenti. Inoltre, trattandosi di un’esperienza di gruppo, i partecipanti potevano osservare i loro corpi confluire l’uno nell’altro, e mescolarsi come se i propri confini fisici fossero diventati estremamente labili. I ricercatori hanno battezzato quest’esperienza “Is-ness,” termine coniato da Aldous Huxley nel suo saggio Le porte della percezione (1954)  per descrivere la qualità degli oggetti di “essere e basta,” da lui esperita sotto l’effetto della mescalina.

Glowacki ed i suoi collaboratori avevano già testato una versione dello “Is-ness” che richiedeva la presenza fisica dei partecipanti nel loro laboratorio. Invece, questa nuova versione ha consentito di superare le limitazioni imposte dalla pandemia facendo vivere un’esperienza collettiva a partecipanti i cui corpi fisici erano localizzati in parti diverse del globo.

I ricercatori hanno quindi comparato i dati raccolti sull’esperienza con quelli relativi ad esperienze psichedeliche classiche. In particolare, i partecipanti hanno compilato dei questionari il cui scopo era quantificare il grado di dissoluzione dell’io ed il senso di comunione tra loro, oltre all’intensità dell’esperienza psichedelica in generale. Quest’ultimo test era stato somministrato anche durante lo studio precedente, quando i partecipanti erano stati fisicamente presenti in laboratorio durante l’esperienza: i risultati ottenuti erano comparabili a quelli di un classico trip.

I dati dell’ultimo studio confermano come l’esperienza dello “Is-ness” sia qualitativamente affine alle esperienze con sostanze psicotrope. In particolare, al questionario relativo alle caratteristiche psichedeliche dell’esperienza, Isness  sembra provocare gli stessi effetti dell’assunzione di 20 mg di psilocibina e 200 μg di LSD. Inoltre, i punteggi ottenuti al questionario sulla dissoluzione dell’io sono molto simili a quelli conseguenti all’assunzione di 18 mg psilocibina, di 75–100 μg di LSD, e di 125 mg di MDMA. Per quanto riguarda il senso di comunione fra i partecipanti, i risultati sono statisticamente indistinguibili da quelli ottenuti durante sessioni di gruppo con sostanze psichedeliche.

Per ulteriori dettagli sulla trascendenza via VR e sul progetto “Isness-D” portato avanti dal team di David Glowacki si veda un ampio articolo apparso su Technology Review nell’agosto scorso, e ora tradotto in italiano sul blog di Cultive Cannabis.

Nonostante questi risultati promettenti, ancora resta da chiarire se le esperienze tecnodeliche siano effettivamente in grado di apportare quegli stessi benefici che vengono attribuiti agli psichedelici, dando così nuovo impulso alla ricerca in questo campo. Ad esempio, andrebbe verificato se le esperienze tecnodeliche possano essere utilizzate a scopo terapeutico, cioè per trattare la depressione, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) ed altre patologie psichiatriche – come è stato già comprovato, in aggiunta alla comune psicoterapia, per l’MDMA e altre sostanze psicotrope.

Nel caso di queste ultime, la dissoluzione dell’io si correla con il disgregamento di uno specifica area cerebrale, il default mode network (DMN) e tale disgregamento sembra essere responsabile, ad esempio, degli effetti che riducono o azzerano la depressione. Nel caso delle esperienze tecnodeliche, per quando l’analoga dissoluzione dell’io lasci ipotizzare un analogo effetto sul DMN, non sono ancora disponibili dati di neuroimaging conclusivi. Se venisse riscontrato un tale effetto, ciò lascerebbe sperare che un giorno la realtà virtuale possa diventare non solo un’alternativa a varie sostanze (tuttora) illecite, bensì addirittura una terapia psichiatrica pressochè priva di effetti collaterali.

Australia: approvato l’uso psico-terapeutico di MDMA e psilocibina

Dal prossimo primo luglio, l’Australia sarà il primo paese al mondo dove gli psichiatri potranno legalmente prescrivere Mdma (per la cura del disturbo post-traumatico da stress) e psilocibina (per il trattamento della depressione resistente ad altre terapie). Pur trattandosi di una “detabellizzazione” ristretta a questi protocolli terapeutici, si tratta di un importante riconoscimento anche a livello legislativo delle necessità di rivedere l’approccio generale alle sostanze psichedeliche.

Non a caso, fra le varie reazioni in loco, il dottor David Caldicott, docente di medicina d’urgenza presso l’Australian National University, ha spiegato che una fornitura controllata di Mdma o psilocibina “può avere effetti notevolissimi su condizioni spesso considerate refrattarie al trattamento…oltre alla possibilità di recuperare decenni di opportunità perdute di approfondimento del funzionamento interno della mente umana”, percorso abbandonato “per così tanto tempo nel quadro di una ‘guerra alla droga’ ideologica e mal concepita”.

Il governo federale ha deciso, dopo estese consultazioni pubbliche e il parere positivo degli esperti medici nonché dell’Advisory Committee on Medicines Scheduling, di spostare le due sostanze nella tabella 8 (sostanze controllate) dalla precedente 9 (sostanze proibite) per queste specifiche applicazioni. Per ogni altro caso ovviamente MDMA e psilocibina restano del tutto illecite.

Tra le prime linee-guida per l’applicazione di fatto, gli psichiatri dovranno richiedere l’approvazione ad un’apposito commissione etica e seguire altre procedure definite dalla Therapeutic Goods Administration (Tga) di Canberra soprattutto rispetto alla propria conoscenza e formazione nel campo specifico.

Altro punto da risolvere riguarda l’approviggionamento, non essendo previste per ora produzioni legali di tali sostanze. Invece gia’ presenti alcune norme a salvaguardia dei pazienti, onde prevenire abusi di vario tipo mentre si trovano “in condizioni particolari” sotto l’effetto delle sostanze. In definitiva, “ciò consentirà a tutti i soggetti coinvolti di testare l’intero processo”, ha spiegato Vinay Lakra, presidente della Royal Australian and New Zealand College of Psychiatrists.

La decisione del governo australiano potrebbe aprire la strada per dare una scossone alle norme internazionali tuttora di taglio proibizionista e indicare una via praticabile, qui e ora, per una necessaria ed oculata “de-tabellizzazione” di sostanze ancora illecite ma alquanto utili e diffuse.

Nel complesso, un ulteriore segnale di apertura e cambiamento che va ad aggiungersi al percorso, in atto da tempo negli Stati Uniti, per la depenalizzazione personale di alcuni psichedelici in ambito locale (l’ultima città a deciderlo è stata San Francisco lo scorso autunno. Ricordando che MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) è agli ultimi passi dei test clinici per ottenere l’approvazione dell’MDMA per il trattamento del disturbo post traumatico da stress (PTSD) e Compass Pathways sta seguendo un analogo percorso con la psilocibina per la depressione.

Lettera-appello contro l’attuale demonizzazione e repressione delle pratiche legate all’ayahuasca

La primavera scorsa il governo italiano aveva inaspettatamente applicato una manovra repressiva sull’ayahuasca, “tabellizzando” le due piante da cui ne vengono estratti i principi attivi (armalina, armina e DMT), Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis. Tra le immediate e prevedibili conseguenze nefaste, il Santo Daime Italia (ICEFLU, Chiesa Italiana del Culto Eclettico della Fluente Luce Universale)  si è visto costretto a sospendere le loro pratiche religiose, spiegando fra l’altro: “Quindi sono centinaia le persone che, abituate tutti i mesi e tutte le settimane a partecipare alle loro pratiche religiose, non possono più esercitare la loro libertà di culto. Questo, da un altro punto di vista, è sicuramente una cosa grave, che crea un danno che non ha prezzo, inestimabile.”

Il Santo Daime Italia è attivo da oltre 30 anni, coinvolge centinaia di persone e nelle cerimonie non si sono mai verificati problemi di nessun tipo, né di salute né di ordine pubblico. E le chiese del Santo Daime nel mondo hanno delle deroghe alla legge sugli stupefacenti per uso rituale in un contesto controllato religioso in Paesi come Brasile, Perù, Stati Uniti e Canada.

Oggi nelle ceremonie del Santo Daime Italia si beve acqua anziché ayahuasca, affidandosi al Grande Spirito per il buon esito della vicenda, replicando così quanto avvenne negli Stati Uniti nel corso della battaglia legislativa intrapresa dalla União do Vegetal.

Nonostante gli appelli alle autorità e ai giudici nostrani, da  allora non si sono avuti aggiornamenti di alcun tipo. Nessun riscontro neppure alla nostra lettera aperta, indirizzata nel maggio scorso all’allora Ministro della Salute Roberto Speranza, in cui si diceva fra l’altro: «i numerosi professionisti, ricercatori ed esperti della materia coinvolti a vario titolo nella rete Psy*Co*Re si dichiarano interessati e disponibili a condividere – in qualità di consulenti interdisciplinari – il patrimonio di conoscenze raccolte in questi anni allo scopo di avviare un dialogo costruttivo e collaborativo sulla normativa in questione e, più in generale, sulle future politiche in tema di “droghe”».

Da notare che il giro di vite italiano ripropone analoghe restrizioni applicate da qualche anno in Francia, mentre recentemente anche in Spagna si sono verificate uscite sensazionalista e demonizzatrici dello stesso tenore. Sembra insomma che il quadro europeo si stia rapidamente muovendo verso la criminalizzazione dell’ayahuasca e di chi ne fa uso a vario titolo,  nonostante i molteplici e positivi sviluppi scientifici su questa e altre sostanze psichedeliche, oltre che in opposizione alla scena latino-americana dove questi rituali e pratiche restano al centro delle culture indigene (ma non solo).

In aggiunta all’ovvia libertà di religione, occorre ribadire che a livello globale l’odierno approccio culturale-scientifico è sempre più indirizzato ad armonizzare l’interdisciplinarietà, ben al di là del solo ambito psichedelico, nel nome di una rinnovata libertà cognitiva e dell’affermazione al diritto di frequentare ed esplorare liberamente i propri stati di coscienza, in rinnovata armonia con un sistema ecologico diversificato, ampio e fatto di nicchie ed ecosistemi in continua simbiosi e inter-relazione reciproca.

Non a caso il Chacruna Institute di San Francisco ha appena diffuso un’ampia lettera-appello che fa seguito ai problemi emersi in Spagna, per sensibilizzare l’opinione pubblica su queste dannose svolte repressive e disinformative, per affermare la solidarietà globale con gruppi e utenti spagnoli, e per sollecitare le autorità a rispettare la libertà di chi usa l’ayahuasca nei rituali religiosi. È anche possibile sottoscrivere direttamente la lettera-appello, di cui riportamo qui di seguito alcuni stralci tradotti (in cui si cita anche l’attuale situazione italiana).

«….Tra le ripercussioni negative c’è il caso di un utente di YouTube che si è infiltrato per nove mesi in un gruppo del Santo Daime in Spagna, utilizzando una telecamera nascosta per filmare cerimonie private senza autorizzazione. Costui ne ha poi pubblicato un video molto sensazionalista e autopromozionale, che ha raccolto quasi 600.000 visualizzazioni. Ha anche sporto denuncia per tentato rapimento dopo essere stato scoperto da uno dei membri del Santo Daime. Da allora, è stato invitato in diversi programmi televisivi, dove ha accusato il Santo Daime di essere una setta pericolosa che fa il lavaggio del cervello e fornisce sostanze illecite senza alcuna precauzione sanitaria o di altro tipo. Oltre alle ripercussioni del caso, la percezione pubblica dell’ayahuasca è progressivamente peggiorata, poiché poco dopo sono avvenuti raid e arresti di membri di due gruppi neosciamanici. (…)

L’emergere dell’ayahuasca come problema di salute e sicurezza pubblica, tuttavia, non si limita al caso della Spagna. Nel marzo 2022, il Ministero della Salute italiano ha emesso un decreto che vieta l’ayahuasca e le sue piante componenti, nonché i suoi costituenti attivi. La decisione del governo italiano ha colto di sorpresa i membri del Santo Daime nel paese, costringendoli a tenere le loro cerimonie bevendo acqua invece che ayahuasca come forma di protesta, come ha fatto l’União do Vegetal negli Stati Uniti durante il loro caso giudiziario. (…)

L’Italia ha seguito un approccio simile alla Francia. Nel 2005, appena tre mesi dopo l’assoluzione di un gruppo del Santo Daime a Parigi, accusato di consumo e traffico di sostanze illecite, il governo francese, attraverso il Ministero della Salute, ha vietato l’ayahuasca e le piante utilizzate per la sua produzione. Nel 2019 il leader dello stesso gruppo del Santo Daime assolto nel 2005 è stato nuovamente arrestato, e poi rilasciato su cauzione dopo essere stato detenuto per quattro giorni. Attualmente è in attesa del processo e potrebbe essere condannato a diversi anni di carcere. (…)

Stante questo scenario di arresti, procedimenti giudiziari, denunce sensazionalistiche e diffusione di paure, diffidenze e disinformazione, è necessario affrontare l’argomento in modo attento, lasciando da parte pregiudizi e preconcetti. È fondamentale in un momento come questo analizzare le conoscenze accumulate sul tema dell’uso religioso dell’ayahuasca, nonché comprendere i contesti in cui la regolamentazione della bevanda è avvenuta con successo, creando modelli di politica pubblica che possono essere studiati e adottati in altri contesti socioculturali. (…)

Il pregiudizio proibizionista legato allo stigma nei confronti di gruppi che usano l’ayahuasca, dipinti come “sette pericolose” dai mass-media anche dalle autorità pubbliche, serve solo a oscurare ed criminalizzare le minoranze religiose e le popolazioni tradizionali. (…) La regolamentazione dell’ayahuasca, e il riconoscimento dei gruppi che ne fanno uso, è un risultato non solo desiderabile ma necessario».

Etnobotanica 14: Mandragora, magia e farmacologia

MandragoraMITO E STORIA

Il nome Mandragora deriva dal greco antico μανδραγόρας forse derivato dal persiano merdum gija, “pianta umana”, in riferimento alla forma antropomorfa. È una della più antiche e famose “piante magiche” del mondo, e nei miti delle varie culture svolge un ruolo ambivalente tra il benefico e il malefico.

Le illustrazioni dei fiori di loto (Nymphea sp.) ritrovate negli affreschi e nei papiri delle tombe in Egitto spesso comprendono anche immagini di mandragola, per esempio la tomba di Tutankhamon era raffigurato un faraone con due mandragore e una Nymphea in mano [1].
Il botanico e biologo americano William Emboden ha ipotizzato che che fossero utilizzati per indurre una trance sciamanica e nei rituali di cura [2].

Nel Medioevo si pensava che la morte stessa piantasse questa pianta e che prosperasse vicino alle forche dei supplizi dove si nutriva di sangue e dolore. Documenti dell’epoca riportano che nascesse dall’urina di un uomo ingiustamente impiccato per furto. Si credeva che portasse fortuna e prosperità ma potesse anche indurre alla follia se maneggiata in maniera impropria: veniva venduta come un amuleto molto prezioso ma era anche associata alla stregoneria e alle disgrazie [3].

Presso gli Anglosassoni aveva poteri magici contro le presenze demoniache e il suo odore le ripugnava, anche Apuleio nel suo Herbarium parla della possibilità di usarla negli esorcismi.

Il primo a menzionare una cerimonia d’estrazione specifica per questa pianta fu Teofrasto nella sua Historia plantarum: bisognava fare tre cerchi con una spada intorno alla mandragola, quindi si doveva scavare rivolti verso l’Ovest. Un altra persona nel frattempo doveva danzare in circolo e pronunciare delle formule afrodisiache.

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SGPI22: Sezione MindBooks, i libri della mente

Per ulteriori approfondimenti, ecco un elenco di libri o pubblicazioni curati da alcuni relatori, seguiti dai rispettivi consigli di letture selezionate (con alcuni commenti).

– Alessandro Novazio

* Maturità psichedelica, Antologia interventi SGPI 19/20. Anima Mundi 2021 (co-curatore)

Libri consigliati:

* Norman Zinberg, Droga,set e setting – Le basi del consumo controllato di sostanze psicoattive. Edizioni gruppo Abele (2020)

Un pilastro della letteratura scientifica sull’uso controllato delle droghe, divenuto testo di studio per tutti i professionisti del settore. Il volume italiano è accompagnato dall’introduzione di Grazia Zuffa e dalla postfazione di Stefano Vecchio e Susanna Ronconi.

* Leonardo Montecchi, Officine della dissociazione, Pitagora 2000

* Sergio Ricossa, La fine dell’economia. Saggio sulla perfezione, Sugarco Edizioni 1986, ristampato da Rubbettino editore 2006

Un irriverente quanto divertente ritratto dell’economia vista come scienza dell’imperfezione. Un libro per tutti: sia per chi di economia capisce poco e vorrebbe capirne un po’ di più, senza per questo però doversi sorbire noiosi trattati, sia per coloro i quali hanno fatto dell’economia un’infrangibile fede.

* Fulvio Gosso, Per una scienza degli stati di coscienza, Altravista 2013

Il tema della coscienza analizzato e sviscerato nelle sue variazioni, nelle sue concezioni storiche e nelle sue definizioni prende spunto dalla consapevole necessità di costituire una nuova disciplina scientifica dedita allo studio degli stati di coscienza. Dalle definizioni empiriche e strutturali alle questioni epistemologiche, dall’analisi bibliografica dei principali autori contemporanei e della letteratura di genere alla definizione psicologica, culturale e sociale del concetto di coscienza, l’autore ci offre un saggio coinvolgente ed affascinante che trascina il lettore grazie al tono incalzante della sua indagine.

* Michael Pollan, Come cambiare la tua mente, Adephi 2019

– Carolina Camurati

Libri consigliati:

* Huxley, Aldous. Moksha. Scritti sulla psichedelia e sull’esperienza della visione. Mondadori, 2018

* Coppo Piero, Girelli Stefania. Schiudere soglie. Vie per la salute e la conoscenza. Colibrì edizioni, 2017

* Leonzio Ugo. Il volo magico. Storia generale delle droghe. 1969

* Leary Timothy. Il grande sacerdote. La bibbia della rivoluzione psichedelica. 1968

* McKenna Terence. Vere allucinazioni. Shake edizioni, 1989

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Video-registrazioni di SGPI22

La quarta edizione degli Stati Generali della Psichedelia in Italia (SGPI2022) si è conclusa. Per seguire le videoregistrazioni integrali delle due giornate, occore compilare questo modulo online e sarà comunque gradito un contributo libero, etico e consapevole.

Con un contributo minimo di 30€ si riceverà gratuitamente anche una copia dell’antologia “Verso la maturità psichedelica”, raccolta di interventi dalle edizioni 2019 e 2020 degli SGPI.

In tal modo si avrà accesso al relativo gruppo privato su Facebook contenente i video, dove si potrà anche partecipare alle successive conversazioni con i relatori e gli ospiti dell’evento. E grazie mille!